PNG → JPG
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Un PNG esportato da un programma di grafica, o una schermata catturata a tutto schermo, arriva spesso a diversi megabyte, mentre la stessa immagine in JPG starebbe in poche centinaia di kilobyte. E capita ancora che il modulo di una pratica online o il servizio di stampa a cui si manda il file elenchi soltanto il JPG fra i formati ammessi. Questo strumento fa una cosa sola: prende file PNG, il selettore non accetta altro, e ne produce un JPG per ciascuno.
La conversione si svolge in tre tempi. Il PNG viene decodificato alla sua risoluzione originale, il colore di fondo scelto viene steso sotto l’immagine per riempire le zone trasparenti, poi il codificatore JPEG integrato nel browser scrive il file finale al livello di qualità impostato sul cursore. Le regolazioni esposte sono due, perché sono le uniche due che cambiano qualcosa: la qualità, dal 40 al 100%, e il colore che prende il posto della trasparenza.
Ogni file prodotto arriva accompagnato dal peso prima e dopo. Se il JPG risulta più pesante del PNG di partenza, la nota lo segnala e ricorda che per loghi e campiture piatte il PNG resta più adatto; il file viene consegnato ugualmente, perché la decisione spetta a chi lo ha chiesto. Nulla viene caricato altrove: la conversione avviene nella scheda aperta.
Come si usa
- Depositare i file PNG La zona di rilascio filtra sul tipo image/png e sull’estensione .png. Se ne possono aggiungere parecchi di seguito e togliere dall’elenco quelli sbagliati prima di avviare.
- Regolare la qualità JPG Il cursore va dal 40 al 100%, a scatti di 5, e parte da 90%. Più in basso il file è leggero, ma i contorni netti si sporcano.
- Scegliere il colore di fondo Bianco, Nero o Grigio chiaro. Quel colore viene steso in modo definitivo sotto i pixel trasparenti del PNG, dato che il JPG non ha modo di rappresentarli.
- Premere Avvia La barra di avanzamento nomina il file in lavorazione. Le immagini vengono convertite una dopo l’altra, alle dimensioni originali, senza alcun ridimensionamento.
- Confrontare i pesi prima di scaricare Sotto ogni risultato compaiono il peso di partenza, quello ottenuto e, quando serve, l’avviso che il JPG è il più pesante dei due. Il pulsante ↓ Scarica tutto (ZIP) raggruppa il lotto.
Che fine fa il canale alfa
Un PNG conserva quattro valori per pixel: rosso, verde, blu e alfa, quest’ultimo a descrivere il grado di opacità. Un JPG ne conserva soltanto tre. La trasparenza non viene quindi persa nel senso di un file rovinato: semplicemente non esiste alcun posto in cui scriverla nel formato di destinazione.
Prima della codifica lo strumento stende dietro l’intera immagine un rettangolo del colore scelto. I pixel completamente trasparenti prendono quel colore così com’è. I pixel semitrasparenti, tipicamente il bordo sfumato di un logo, si mescolano con esso in proporzione alla loro opacità: un contorno al 40% di opacità su bianco diventa un pixel chiaro e definitivo.
L’operazione non si annulla. Riconvertire il JPG in PNG restituisce un canale alfa, ma completamente opaco: il bianco che aveva riempito lo sfondo è diventato immagine a tutti gli effetti. Se quel visual dovrà un giorno essere posato su un altro colore, il PNG originale va conservato accanto al JPG.
Quale qualità e quale colore scegliere
L’impostazione predefinita, 90%, va bene per la grande maggioranza delle fotografie: il degrado resta difficile da vedere a schermo e il peso cala in modo netto. Sotto il 70% gli artefatti compaiono dove due colori pieni si toccano, sotto forma di un alone spento intorno alle lettere e ai bordi disegnati.
Il colore di fondo si sceglie in base a dove l’immagine andrà a finire: il bianco per un documento o un allegato, il nero per un visual destinato a un’interfaccia scura, il grigio chiaro #f2f2f2 per i blocchi di contenuto di molti temi, dove evita il rettangolo bianco che stacca intorno a un logo. Poiché il colore viene cotto dentro il file, una scelta sbagliata si corregge soltanto ripartendo dal PNG.
Conviene provare una singola immagine prima di lanciare un lotto di trenta: cursore e colore si applicano a tutti i file dell’elenco, senza eccezioni e senza possibilità di regolarli file per file.
Quando conviene non convertire
Il JPG è stato progettato per la fotografia, cioè per immagini in cui i colori variano con continuità. Davanti a un logo, a un’icona, a un grafico o a del testo la sua compressione lavora controcorrente: produce file a volte più grossi del PNG e contorni sporchi. Di qui l’avviso che compare quando il risultato supera la dimensione del file di partenza.
Prima di convertire vale la pena esaminare due alternative. Per alleggerire e basta un PNG, Comprimi immagine lo ottimizza con OxiPNG senza toccare un solo pixel visibile, trasparenza compresa. Per ottenere qualcosa di leggero che mantenga la trasparenza, lo stesso strumento produce WebP, che il canale alfa lo gestisce.
Resta un caso in cui convertire è la scelta giusta anche su un’immagine poco adatta: quando il destinatario accetta soltanto JPG. Un modulo che rifiuta il PNG non si lascia convincere da argomenti tecnici, e allora conviene alzare la qualità piuttosto che discutere.
Quello che il file in uscita non riporta
L’immagine transita da un canvas prima di essere ricodificata: il file ottenuto contiene i pixel e nient’altro, né i blocchi di testo che un PNG può trasportare, né il profilo colore incorporato. La codifica si appoggia al codec JPEG del browser e non a MozJPEG, che interviene soltanto nello strumento di compressione: a parità di qualità dichiarata il file può quindi risultare un po’ più grosso.
Il nome segue la regola più semplice possibile: l’estensione .png viene sostituita da .jpg e il resto non cambia, il che rende facile ritrovare le coppie dentro una cartella. I file sono accettati fino a 1 GB, con un avviso oltre i 400 MB, perché da quella soglia in poi tutto dipende dalla memoria del dispositivo.
Domande frequenti
Posso recuperare la trasparenza a partire dal JPG?
No. Il canale alfa non esiste più nel file convertito e il colore che ne ha preso il posto fa parte dell’immagine. Bisogna ripartire dal PNG, oppure scontornare di nuovo il soggetto.
Perché il mio JPG pesa più del PNG di partenza?
Perché l’immagine è fatta di campiture piatte e contorni netti. Il PNG li codifica in modo molto efficiente, il JPG li codifica male e spende byte nel tentativo di riprodurli. La nota sotto il file segnala esattamente questo caso.
Che qualità scegliere per una schermata che contiene del testo?
Nessuna sarà davvero soddisfacente: anche al 100% il testo piccolo perde nitidezza. Per una schermata conviene tenere il PNG e alleggerirlo con lo strumento di compressione, che lavora senza perdita.
Posso depositare qui un JPG, un WebP o un HEIC?
No, il selettore è limitato al PNG. Per gli altri formati esistono WebP → PNG, HEIC → JPG e Comprimi immagine, che coprono i casi correnti.
Le immagini vengono convertite alla stessa risoluzione?
Sì, larghezza e altezza in pixel restano quelle del file originale, perché nessun ridimensionamento è previsto. Per cambiare le dimensioni bisogna passare da Ridimensiona immagine.
Quanti PNG posso elaborare in una volta?
Tanti quanti la memoria del dispositivo consente: vengono trattati in sequenza, uno dopo l’altro, e il pulsante ↓ Scarica tutto (ZIP) raccoglie i JPG ottenuti in un unico archivio.
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