WebP → PNG

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Tasto destro su un’immagine nel browser, Salva immagine con nome, e nella cartella dei download compare un file .webp. Si apre benissimo nella scheda da cui proviene e si rifiuta di aprirsi in buona parte dei programmi installati sul computer. Non è un file rovinato: è un formato che i siti servono per alleggerire le proprie pagine, e che le applicazioni da scrivania hanno adottato con parecchi anni di ritardo.

Lo strumento legge il WebP con il decodificatore integrato nel browser, ridisegna l’immagine alle sue dimensioni originali in un canvas e la ricodifica in PNG. Il PNG prodotto è senza perdita: ogni pixel decodificato viene scritto tale e quale, canale alfa compreso. Si possono depositare più .webp insieme, vengono elaborati uno dopo l’altro con il nome del file in lavorazione nella barra di avanzamento, e recuperati singolarmente o dentro un archivio ZIP.

Non c’è nulla da regolare, ed è una scelta deliberata: un PNG non ha un cursore di qualità. L’unica decisione da prendere viene prima, e consiste nello stabilire se il PNG sia davvero il formato d’arrivo giusto per quell’immagine.

Come si usa

  1. Depositare i file WebP Il selettore propone soltanto i .webp. Se ne possono aggiungere più di uno, riordinare l’elenco con le frecce ↑ e ↓ oppure togliere un file con la ✕.
  2. Controllare l’elenco prima di convertire Ogni riga mostra il nome e il peso del file di partenza. Non compare alcun pannello di opzioni, perché un PNG non ha un livello di qualità da impostare.
  3. Premere Avvia La barra di avanzamento nomina il file in lavorazione e avanza a ogni immagine completata. Alla fine viene indicata la durata totale, in secondi con la virgola decimale.
  4. Verificare la risoluzione dichiarata Ogni risultato riporta il peso del PNG e le sue dimensioni in pixel, per esempio 1280×720 px. Devono coincidere con quelle del WebP di partenza.
  5. Scaricare uno alla volta o in ZIP Accanto a ogni PNG c’è un pulsante ↓ Scarica. Oltre il file singolo compare ↓ Scarica tutto (ZIP), che raccoglie l’insieme in un archivio.

Da dove arrivano i .webp che nessuno riesce ad aprire

Il WebP è stato creato da Google nel 2010 per ridurre il peso delle pagine. Piattaforme di contenuti, negozi online, Google Immagini e la maggior parte dei sistemi di pubblicazione convertono ormai i visual che ricevono. Quando si salva un’immagine da Chrome, Edge o Firefox si ottiene ciò che il server ha spedito, non il JPEG caricato dall’autore. Anche gli adesivi di WhatsApp usano questo formato.

Lo scarto si vede dalla parte dei programmi installati. Le versioni meno recenti di Esplora file e dell’app Foto di Windows non mostrano i .webp finché non si aggiunge un’estensione dal Microsoft Store. Photoshop li apre in modo nativo soltanto nelle versioni recenti; prima serviva il modulo WebPShop. Soprattutto, moltissimi moduli di caricamento online, i pannelli di amministrazione dei negozi e le tipografie elencano solo .jpg, .png e a volte .gif.

Ne esce un vicolo cieco molto comune: l’immagine si vede benissimo sullo schermo, ma il sistema che deve riceverla la rifiuta per estensione, senza nemmeno provare a leggerla.

Perché puntare al PNG e non al JPG

Il JPEG non possiede un canale alfa. Un WebP con lo sfondo trasparente, un logo, un pittogramma o un soggetto scontornato, perde la trasparenza nel momento stesso in cui viene esportato in JPEG: le zone vuote si riempiono di una campitura opaca. Il PNG conserva invece il valore di trasparenza di ogni pixel, ed è ciò che accade qui, perché il canvas lavora in rosso-verde-blu-alfa e l’esportazione scrive tutti e quattro i canali.

La seconda ragione riguarda la natura delle due compressioni. Il JPEG divide l’immagine in blocchi e arrotonda le frequenze alte: su un testo nitido, su tratti sottili o su campiture piatte quell’arrotondamento lascia un alone intorno ai contorni. Il PNG codifica i pixel senza approssimarli e mantiene i bordi puliti.

Si aggiunge un effetto di generazione. Quasi tutti i WebP che circolano in rete sono già compressi con perdita: ricodificarli in JPEG significherebbe impilare una seconda perdita sulla prima, e il peggioramento si vede proprio sulle immagini con testo o grafica, quelle per cui di solito serve la conversione.

Quello che la conversione non può fare

Il PNG ottenuto sarà quasi sempre più pesante del WebP da cui proviene: il file di partenza era compresso con perdita, quello di arrivo conserva tutti i pixel. Se lo scopo era alleggerire l’immagine, questa non è la strada giusta.

La conversione inoltre non ripristina nulla. Il PNG registra fedelmente gli artefatti lasciati dalla compressione originale, blocchi e sfumature comprese, e nessun formato senza perdita può ricostruire un’informazione che è già stata buttata via.

Un WebP animato dà una sola immagine ferma, perché il canvas cattura un unico fotogramma. Lo stesso passaggio dal canvas spiega perché il PNG contenga soltanto pixel: i blocchi EXIF che un WebP può trasportare non vengono ricopiati nel file prodotto.

Quando questo strumento non è la scelta giusta

Se il .webp è una fotografia senza trasparenza e serve soltanto aprirla in un programma che ignora il formato, il JPG è spesso un punto d’arrivo migliore: su materiale fotografico lo scarto visibile rispetto al PNG è nullo e il file pesa una frazione. Comprimi immagine accetta il WebP in entrata e propone il JPG in uscita, con un cursore di qualità e il codec MozJPEG.

Non conviene nemmeno fare del PNG una tappa intermedia prima di un’altra compressione. Se l’immagine è destinata a essere pubblicata su un sito, il WebP che si ha già in mano resta il formato più adatto, ed è esattamente per questo che il sito da cui proviene lo serviva in quel formato.

Domande frequenti

Perché il mio PNG pesa più del WebP di partenza?

Perché non butta via nulla. Il WebP servito da un sito è quasi sempre compresso con perdita, mentre il PNG registra ogni pixel decodificato senza approssimarlo. Su una fotografia lo scarto può essere considerevole.

La conversione migliora la nitidezza dell’immagine?

No. Il PNG ricopia esattamente ciò che il decodificatore WebP ha prodotto, blocchi e livellamenti della compressione originale inclusi. Nessun formato senza perdita ricostruisce un’informazione già eliminata.

Il mio WebP animato dà solo un’immagine ferma, è normale?

Sì. L’immagine viene disegnata in un canvas, che ne trattiene un unico fotogramma, e il PNG prodotto è statico. Per conservare il movimento bisogna tenere il WebP com’è.

Posso trascinare un AVIF o un JFIF in questa zona?

Il selettore filtra sui .webp, ma il trascinamento no: se il browser sa mostrare il file, ne uscirà un PNG. In caso contrario compare un messaggio che avverte che il file non è un’immagine leggibile dal browser.

I metadati vengono riportati nel PNG?

No. L’immagine transita da un canvas, che trasporta soltanto valori di pixel. Il PNG consegnato non contiene data, apparecchio, coordinate né profilo colore.

La conversione richiede una connessione?

La decodifica del WebP e la scrittura del PNG si appoggiano a funzioni integrate nel browser, senza componenti da scaricare. Soltanto il pulsante ↓ Scarica tutto (ZIP) va a prendere la libreria JSZip dal sito stesso nel momento in cui lo si preme.

Convertendo un WebP in PNG si perde la trasparenza?

No: l’immagine transita da un canvas che lavora su quattro canali, i tre del colore più l’alfa, e l’esportazione in PNG li scrive tutti, quindi un logo o un soggetto scontornato conserva lo sfondo trasparente pixel per pixel. È esattamente la ragione per cui qui l’uscita è il PNG e non il JPG: il JPEG non ha un canale alfa e riempie le zone vuote con una campitura opaca.

Posso convertire più WebP in una volta sola senza caricare i file da nessuna parte?

Sì. Si possono depositare più .webp insieme: vengono elaborati uno dopo l’altro dentro la scheda, con il nome del file in lavorazione nella barra di avanzamento, e recuperati singolarmente oppure dentro un archivio ZIP. Nessuna immagine lascia l’apparecchio, e non esiste una quota di conversioni: il tetto è la memoria della macchina, con i file accettati fino a 1 GB e un avviso oltre i 400 MB.

Ho salvato un’immagine da un sito e mi ritrovo un .webp che non si apre: come faccio senza installare programmi?

Trascinalo in questa pagina e scarica il PNG: il browser sa già leggere il WebP, dato che è il formato che i siti gli servono ogni giorno. Ottieni un file che Esplora file, l’app Foto, i moduli di caricamento e le tipografie accettano senza discutere, senza dover aggiungere un’estensione dal Microsoft Store né un modulo apposito per una vecchia versione di Photoshop.

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