Generatore di sitemap

Sitemap XML conforme, pronta per Google. Gratis, senza upload. max 1 GB · Fino a 1 GB · Elaborato localmente, mai inviato a un server.

Un motore scopre le pagine seguendo i collegamenti. Quelle che nessun link raggiunge — un articolo appena pubblicato, una landing page isolata, un sito messo online da due giorni — restano ignote più a lungo del necessario. La sitemap è l’elenco che si fornisce per segnalare quegli indirizzi. Questo strumento prende gli URL incollati uno per riga e produce il file XML corrispondente, scaricabile con il nome sitemap.xml.

Ogni riga attraversa l’analizzatore di indirizzi integrato nel browser prima di essere scritta. Il prefisso https:// viene aggiunto quando manca, il nome di dominio è riportato in minuscolo, una barra finale completa un dominio nudo e i caratteri speciali vengono codificati. Una riga che l’analizzatore rifiuta interrompe la generazione e viene rimostrata esattamente come è stata digitata.

Nessuno degli indirizzi incollati viene visitato: il file è assemblato dal codice della pagina e poi consegnato al download dalla memoria della scheda. Lo strumento non sa quindi se quegli URL rispondono, se alcuni sono doppioni o se sono indicizzabili. La composizione dell’elenco spetta interamente a chi lo compila.

Come si usa

  1. Incollare gli indirizzi, uno per riga Le righe vuote vengono ignorate e il protocollo resta facoltativo: esempio.it e https://esempio.it/ arrivano allo stesso risultato una volta eseguita la normalizzazione.
  2. Scegliere la frequenza di aggiornamento Il menu propone cinque voci, settimanale come impostazione iniziale, fino ad annuale. L’opzione Non specificare elimina puramente e semplicemente il tag changefreq dal file prodotto.
  3. Premere Genera la sitemap La convalida è severa: se anche un solo indirizzo risulta illeggibile non viene prodotto nulla e le righe difettose sono elencate, cinque al massimo, per permetterne la correzione.
  4. Rileggere l’XML mostrato Il file compare nella seconda area: dichiarazione di codifica, contenitore urlset, poi un blocco per indirizzo con loc, lastmod e, se richiesto, changefreq.
  5. Scaricare o copiare il file Il pulsante ↓ Scarica sitemap.xml registra il file con il tipo application/xml; il pulsante Copia mette lo stesso contenuto negli appunti per un incollaggio diretto sul server.

Che cosa contiene esattamente il file prodotto

Il file si apre con una dichiarazione XML in UTF-8, poi con un contenitore urlset che porta lo spazio dei nomi dello schema sitemaps.org in versione 0.9. Quello spazio dei nomi non è un ornamento: un file che ne è privo viene respinto come non conforme. Ogni indirizzo occupa quindi un blocco url composto da un tag loc, un tag lastmod e, se richiesto, un tag changefreq.

Gli indirizzi vengono sottoposti a escape prima della scrittura: una e commerciale diventa l’entità corrispondente, e lo stesso vale per parentesi angolari e virgolette. Il dettaglio conta per gli URL con parametri, dove una e commerciale lasciata grezza rende l’XML non valido e fa fallire la lettura dell’intero file.

La data di lastmod è quella del giorno di generazione, calcolata in tempo universale, ed è identica per tutti gli indirizzi dell’elenco. Chi genera il file a tarda sera dall’Italia può quindi vedere comparire la data del giorno precedente, perché l’ora locale è avanti di un’ora sul tempo universale d’inverno e di due con l’ora legale.

Priorità e frequenza, due campi sopravvalutati

Il formato prevede un tag priority, valutato da 0 a 1. Lo strumento non ne produce nessuno, ed è una scelta: Google ha dichiarato pubblicamente di non servirsene, così come non si serve di changefreq. Questi due valori sono dichiarativi, quindi non verificabili, e su una larga parte dei siti si sono ritrovati impostati al massimo su ogni pagina, il che li ha svuotati di qualsiasi potere di discriminazione.

Resta lastmod, l’unico dei tre realmente preso in considerazione, e soltanto quando è coerente. Una data di generazione ricopiata identica su centinaia di indirizzi, e poi rinnovata a ogni esportazione, non informa di nulla. Perché quel campo serva davvero conviene sostituire le date con quelle delle ultime modifiche effettive, oppure ricavare il file dal proprio sistema di pubblicazione.

Limiti del formato e messa online

Un singolo file sitemap non può superare 50.000 indirizzi né 50 MB una volta decompresso. Oltre quella soglia la specifica impone di suddividere l’elenco in più file e di dichiararli in un indice di sitemap. Gli indirizzi elencati devono inoltre appartenere allo stesso host del file che li ospita: una sitemap depositata su esempio.it non ha alcuna autorità su altro-sito.it.

Il file si deposita di norma nella radice, all’indirizzo esempio.it/sitemap.xml. Due modi di farlo conoscere si sommano: una riga Sitemap seguita dal suo indirizzo assoluto nel robots.txt, letta da tutti i motori, e un invio nella sezione Sitemap di Search Console, che rende conto degli errori di lettura e del numero di indirizzi accolti. Accolti non vuol dire indicizzati: una sitemap propone, non obbliga a niente.

Quando una sitemap statica non aggiunge nulla

Su un sito di poche pagine tutte raggiungibili dal menu il guadagno è marginale, perché i collegamenti bastano alla scoperta. Su un sito gestito da un CMS un’estensione produce già una sitemap dinamica che si aggiorna a ogni pubblicazione: un file incollato a mano diventa falso al primo articolo successivo ed entra in concorrenza con quello generato. Infine, una sitemap non corregge né una pagina in noindex, né un blocco nel robots.txt, né un contenuto giudicato troppo scarno: elencare un indirizzo non lo rende indicizzabile.

Domande frequenti

Perché tutti i miei indirizzi portano la stessa data?

Perché lastmod viene compilato con la data del giorno di generazione, identica per l’intero elenco. Per avere date di modifica reali conviene correggerle nel file oppure produrlo dal proprio CMS.

Il tag priority manca dal file, è una dimenticanza?

No, non viene generato di proposito. Google ha annunciato di non usarlo, e una priorità dichiarata dall’editore del sito non ha mai pesato sull’ordine di scansione.

Un solo indirizzo non valido blocca l’intera generazione

È il comportamento voluto: una sitemap che contiene un indirizzo malformato può essere respinta per intero dal motore. Le prime cinque righe difettose vengono mostrate per permetterne la revisione.

Posso mescolare più domini nell’elenco?

Tecnicamente nulla lo impedisce, ma il file varrà solo per l’host che lo serve. Conviene prevedere una sitemap per dominio, depositata sul dominio interessato.

Devono comparirci tutte le pagine del sito?

No. L’elenco va limitato agli indirizzi canonici che rispondono normalmente e che si vogliono indicizzati, escludendo reindirizzamenti, pagine in noindex, doppioni e indirizzi con parametri di ordinamento.

Il file deve essere compresso?

Non è obbligatorio. La compressione gzip è accettata dai motori e diventa utile sugli elenchi lunghi; qui lo strumento consegna un XML grezzo, che si può comprimere prima del deposito.

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